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Archive for settembre 2012

Le parole sono importanti e spesso ci tocca di subirle.

Spesso per pigrizia, a volte per paura, raramente per amore.

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Mi sono abituata a vivere per molti

anni fuori di me, pensando a cose che

erano remote, e ora che queste cose

ormai non esistono, mi aggiro per uno

spazio gelido, cercando un’uscita che

non troverò mai.

                                        (F.G.Lorca)

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Torno a casa alle 19,00. Dopo aver lavorato circa dieci ore del mio preziosissimo tempo, rubato alla vita, rinchiusa a elaborare numeri e presentazioni e dopo aver organizzato degli appuntamenti tra il geometra e l’azienda edile per i lavori nella mia prossima sconosciuta e solitaria casa. Torno a casa e mi accorgo di avere il terrore di girare la chiave: so perfettamente che mi accoglierà un silenzio spettrale, che la tana è vuota già da troppo tempo. Mi tolgo le scarpe e cammino a piedi nudi sul costosissimo parquet di teak non trattato che avrebbe dovuto, nel corso degli anni, invecchiare con tutti noi dolcemente, invece ha avuto un’accelerazione che non riesco a spiegarmi. Oggi posso camminare scalza, senza il timore dei peli del mio molosso nero che si attaccano alle piante dei piedi: lui non c’è più e Rita è stata talmente brava da eliminarne anche l’odore! Mi aggiro svogliata, niente tele, non ce la faccio … allora musica, ma cosa? Mi vengono alla mente solo cose tristi e non voglio distruggermi. Scelgo un vecchio cd di Frank Sinatra acquistato in un momento di reincarnazione, ma la musica mi piace, arreca sollievo a una mente vuota, mi trascina in altri luoghi e in altre realtà. Certo che era proprio un tipo losco e si avverte dal tono della voce, dalla sicurezza che ostenta: tombeur de femme … bah, secondo me era una suola. Ripenso alle parole che ho perduto ultimamente e vorrei scrivere un messaggio di rappacificazione ma capisco che è inutile, che devo cavarmela da sola. Ho bisogno di fare cose che facevo da ragazza, senza preoccuparmi mai delle conseguenze, dei costi a pagare, dei risultati, ma sono solo una stupida femmina che ha chiuso tante porte per orgoglio, per necessità, per meraviglia. Mi dirigo verso la mia splendida cantina o di quel che ne è rimasto, che fa di me una donna che discerne il vino, che sa scegliere e non si fa mai trovare impreparata davanti a una lista: cazzo ho fatto un corso da sommelier, servirà pure a qualcosa! Scelgo una boccia (il termine è rimasto, il mio collegamento ai gruppi studenteschi) e cerco di mantenermi cauta senza eccedere in un Valentini Montepulciano (praticamente introvabile) oppure in un Sassicaia del 2003, ed approdo su un Brunello Salvioni Riserva – Azienda Cerbaiola del 2001. Prendo un ballon di cristallo e inizio a stappare la boccia, il tappo di sughero impregnato di vino (sapientemente conservato) emana un odore ancora pungente di frutti rossi e spezie di tabacco, un vago sentore di cuoio e terra bagnata, autunnale con indizi di nebbia all’orizzonte: questo ti regala il vino, il sogno di essere altrove. Lo verso nel bicchiere, lo aspetto pazientemente, cerco di capire quando è pronto e lo accompagno con un cibo. Con uno stracotto al Chianti riserva, direte voi? Con una tagliatella ai funghi porcini (che tra l’altro meriterebbero un bianco)? No, io mi faccio pane e salame e mi stuzzico le olive greche. E mi sento in pace con me stessa. E ci tengo a precisare che non sono una fighetta dell’ultima ora: ho avuto un’infanzia poverissima e tutto quello che sono, l’ho costruito sulla mia pelle. Non sono felice e questo s’intuisce chiaramente, non ho guerre da combattere, non ho famiglie da proteggere. Sono io la mia famiglia. E allora, senza ripensamenti, mi concedo questo lusso assoluto della mia solitudine, senza pensare al probabile utilizzo del vino per le cene da fare e alle persone con cui condividere un nettare così prezioso, penso a me stessa e me ne rallegro. E senza fare inutile demagogia penso che la mia vita di oggi meriti una ricompensa, che la tristezza che mi accompagna in quest’autunno di giostrai meriti un piccolo momento: di libro sigaretta vino e silenzio … soprattutto.

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La mia solitudine
è nelle piccole cose
quando mi incontro
in una strada buia
e non rammento più
il mio nome.

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