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Archive for marzo 2013

Metamorfosi

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Sei sempre lì

a ricostruire

un passato

mentre

il futuro

si sgretola

come una

rete sottile

devastata

dai cani

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C’è sempre un momento, un momento preciso, nella vita, in cui una donna si rende conto di aver oltrepassato la soglia della seduzione. Accade quando gli ultimi amori ti considerano alla stregua di un camino scoppiettante, di una casa calda e accogliente, dell’unica cui rifugiarsi, l’unica che li capisce, lo spazio rilassante pieno di parole, di cibo buono e ottimo vino, una poltrona rivestita di saggezza senza isterismi dell’ultima ora, senza bicchieri sbattuti in faccia al ristorante, senza portiere sganciate in corsa. Senza emozioni. Allora ti guardi indietro e ti chiedi come hai fatto a trasformarti in Madre Teresa di Calcutta, tu che hai fatto i peggiori disastri, che hai lasciato morti sull’asfalto nel nome del sano egoismo che ti preservava dai dolori, dallo scoramento. Hai mollato sul più bello. Ti sei intenerita. Ecco cosa hai fatto. La seduzione presuppone strafottenza, certezza del sé. E non parlo di bellezza ma di magia del non dare. Non elargire rassicurazioni sul futuro, non cercare futuro e visioni d’insieme. Non costruire. Dare sempre e comunque la sensazione di vivere una fase transitoria: agli uomini piace sentirsi precari e dover mantenere la preda stretta tra le zampe nella paura della razzia indiscriminata. E allora ci spalmiamo di creme anticellulite, ci priviamo del cibo e ci gonfiamo le labbra come canotti. Cerchiamo di essere diverse e seducenti senza capire che la seduzione è nell’atteggiamento e nella cattiveria irresponsabile di non amare chi amiamo, e la scelta è facile, devi solo decidere se essere fino alla fine dei tuoi giorni una donna consapevole e non venderti al mercato delle pulci oppure svendere te stessa e giocare a essere un’eterna rincoglionita. Credo sia questo il concetto finale di tutto il movimento femminista degli ultimi anni, una lotta sotterranea e silenziosa combattuta nel silenzio della propria immagine allo specchio.

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Justyna Kopania

Alcuni mesi or sono mi è capitato di sentirmi molto offesa per una constatazione espressa da una persona a me cara che amo e stimo molto. Costui pensa, forse a ragione, per alcuni versi, di conoscermi profondamente e mi ha accusata di essere diventata come quelle vecchie bacucche cinquantenni che confondono l’amore con l’innamoramento. Questa rivelazione, di per sé innocente, ha provocato in me un profondo scombussolamento e mi ha portato a fermarmi in un tempo morto per riflettere su questa mia presunta trasformazione. Non sono riuscita a trovare espressioni valide e concise che potessero esprimere il mio rapporto sano e malato con l’amore di quest’età matura, fino a quando non mi sono imbattuta nel libro di uno dei miei autori preferiti da cui estraggo alcuni stralci che mi hanno permesso di rispondermi .

L’Amore
“Tutti siamo imitazioni di persone che quasi mai abbiamo conosciuto, persone che non si avvicinarono o che tirarono dritto nella vita di quanti adesso amiamo, oppure che si fermarono ma si stancarono nel giro di poco tempo e sparirono senza lasciare tracce o soltanto la polvere dei passi che fuggono, o che sono morti per quelli che amammo, procurando una ferita mortale che quasi sempre finisce per richiudersi. Non possiamo pretendere di essere i primi o i preferiti, siamo soltanto quel che c’è a disposizione, i resti, il superfluo, i sopravvissuti, quel che rimane, i saldi, ed è con questo nobile poco che si costruiscono i più grandi amori e si fondano le migliori famiglie, da questo proveniamo tutti, prodotto della casualità e del conformismo, degli scarti e delle timidezze e degli insuccessi altrui, e pure così daremmo qualsiasi cosa a volte per rimanere legati a chi recuperammo un giorno da una soffitta o da una vendita all’asta, oppure ci toccò in sorte giocando a carte o che ci raccolse tra gli scarti; inverosimilmente riusciamo a convincerci dei nostri azzardati innamoramenti, e sono molti quelli che credono di vedere la mano del destino in ciò che non è altro che una riffa di paese mentre ormai agonizza l’estate… ”

L’Innamoramento
“Ci attirano molto alcune persone, ci divertono, c’incantano, ci ispirano affetto e addirittura ci inteneriscono, o ci piacciono, ci trascinano, riescono anche a renderci pazzi momentaneamente, godiamo del loro corpo o della loro compagnia o di entrambe le cose. Persino, alcune, ci diventano imprescindibili, la forza delle abitudini è immensa e finisce per supplire a quasi tutto, e al limite per sostituirlo. Può sostituire l’amore, ad esempio; ma non l’innamoramento, conviene fare distinzione tra i due, anche se si confondono non sono la stessa cosa… Quel che è molto raro è provare una debolezza, una vera debolezza per qualcuno, o che costui la produca in noi, che ci renda deboli. Questa è la cosa determinante, che ci impedisca di essere oggettivi e ci disarmi in eterno e ci faccia arrendere in tutte le contese… In generale la gente non prova questo con un adulto, né in realtà lo cerca. Non aspetta, è impaziente, è prosaica, forse neppure lo vuole perché nemmeno lo concepisce, cosicché si unisce o si sposa con il primo che gli si avvicina, non è così strano, è stata la norma per tutta la vita, vi sono quelli che pensano che l’innamoramento sia un’invenzione moderna venuta fuori dai romanzi. In tutti i casi, ormai l’abbiamo, l’invenzione, la parola e la capacità per il sentimento.”
(Javier Marìas)

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