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Posts Tagged ‘Alain Badiou’

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Questa mattina, dopo aver depositato il mio personale obolo allo Stato sotto forma di bollo auto, ho deciso di regalarmi un libro. Per riprendermi. Ma siccome sono in uno stato di profonda prostrazione amorosa, nel senso che non credo in nient’altro che non sia il mio bicchiere di vino e la mia sigaretta e che considero questo “Due” l’unica “scena del Due” possibile nel mio futuro, ho pensato bene di regalarmi il libro in copertina. “Elogio dell’amore” di Alain Badiou perché vorrei che costui, riconosciuto come uno dei più illuminati filosofi contemporanei, mi spiegasse come alzare queste saracinesche. Se non altro mi spiegasse perché le ho abbassate.

E dopo averlo letto per un pomeriggio intero (chiaramente lo consiglio vivamente) e aver capito che quello che ho capito l’ho capito troppo tardi (nel senso che adesso mi manca la materia prima), ho deciso di condividerne uno stralcio per assicurarmi che ne facciate il vostro vademecum. Vi prego di apprezzare la fatica della trascrizione prima di insultarmi.

< TRUONG: Nel suo libro Conditions lei respinge alcune idee tenaci sull’amore, in particolare la concezione del sentimento amoroso come illusione, caro alla tradizione pessimista dei moralisti francesi, secondo la quale l’amore non è che “l’apparenza ornamentale per cui passa il reale del sesso” o che ritiene che “il desiderio e la gioia sessuale sono la base dell’amore”. Perché critica questa visione?

BADIOU: Questa concezione moralista, che appartiene a una tradizione scettica, pretende che l’amore in realtà non esista e non sia altro che l’orpello del desiderio. L’unica cosa che esiste è il desiderio. Da questo punto di vista, l’amore è soltanto una costruzione immaginaria sovrapposta al desiderio sessuale. Questa concezione, che ha una lunga storia, invita a disprezzare l’amore e appartiene già al registro securitario poiché consiste nell’affermare: “Bene, se avete dei desideri sessuali, realizzateli. Ma non è necessario montarsi la testa con l’idea che bisogna amare qualcuno. Lasciate perdere tutto ciò e andate dritto allo scopo!”. In tal caso, direi semplicemente che l’amore è dequalificato – o decostruito, se si preferisce – in nome del reale del sesso.

A questo proposito, vorrei partire dalla mia esperienza. Conosco, credo come quasi tutti, la forza, l’insistenza del desiderio sessuale, che la mia età non ha contribuito a farmi dimenticare. So anche che l’amore iscrive nel proprio divenire la realizzazione di questo desiderio. Qui arriviamo a un punto importante perché, come dice tutta una letteratura che ha origini molto antiche, l’appagamento del desiderio sessuale funziona anche come una delle rare prove materiali, totalmente legate al corpo, del fatto che l’amore è qualcosa di più di una dichiarazione. Un’affermazione del tipo “ti amo” suggella l’evento dell’incontro, è fondamentale, impegna. Ma offrire il proprio corpo, spogliarsi, rimanere nudi per l’altro, compiere i gesti immemorabili, rinunciare a ogni pudore, gridare – tutta questa entrata in scena del corpo è dimostrazione di un abbandono all’amore. Rappresenta anche una differenza fondamentale rispetto all’amicizia che non ha prova corporea, non ha risonanza nel piacere del corpo. Ecco perché l’amicizia è il sentimento più intellettuale, quello che i filosofi sprezzanti della passione hanno sempre preferito. L’amore, soprattutto nella durata, possiede tutti i tratti positivi dell’amicizia ma, a differenza di quest’ultima, si rapporta alla totalità dell’essere dell’altro, e l’abbandono del corpo è il simbolo materiale di tale totalità. Mi si ribatterà: “Ma no! Si tratta del desiderio, nient’altro”. Io sostengo che nell’elemento dell’amore dichiarato è questa dichiarazione, seppure ancora inespressa, a produrre gli effetti del desiderio, e non il desiderio in sé. L’amore vuole che la sua prova racchiuda il desiderio, e la cerimonia dei corpi è allora il pegno materiale della parola, è ciò attraverso cui passa l’idea che la promessa di una reinvenzione della vita sarà mantenuta, in primo luogo a livello dei corpi. Ma gli amanti sanno, anche nella violenza dei sensi, che l’amore è lì, come un angelo custode dei corpi, al risveglio, al mattino, quando scende la pace sulla prova di ciò che i corpi hanno inteso come dichiarazione d’amore. E’ per questo che l’amore non può essere – e penso non sia per nessuno, tranne per gli ideologi interessati a disfarsene – una semplice maschera del desiderio sessuale, uno stratagemma complicato e illusorio messo in piedi all’unico scopo di riprodurre la specie.>

Bene, questo è tutto, e nel libro c’è molto altro. Vado a dormire con l’idea, che dell’amore, io, non ci ho preso!

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