Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘dedicato’

Si respirava aria di abbandono in quell’abitacolo. Le automobili possono diventare strumenti di tortura quando la meta non è più condivisa, ma poi, ce l’avevamo mai avuta veramente una meta in comune noi due? Giulio ormai da mesi sembrava irrequieto, continuava ad attribuire la causa del suo malessere al lavoro, o forse ero io a farlo, giusto per non vedere quanto era sotto gli occhi di tutti: eravamo stanchi di noi stessi, di quello che eravamo diventati insieme, aborti clandestini delle nostre personalità, soffocate, argomentate, classificate, mediate, idealizzate, sconfitte. Quando ci arrivava il coraggio di guardarci veramente dentro, non riuscivamo a trovare più niente di quello che ci aveva intrigato dell’altro e addirittura di noi stessi.

Il viaggio sembrava più lungo del previsto, le colonne di macchine ferme, in coda, per la paura di slittare sulla strada ghiacciata, contrastavano con il paesaggio innevato che si offriva compatto ai margini del rettilineo. Noi sembravamo stanchi. Non c’era in noi quella lieve lietezza degli anni passati, quando l’idea di trascorrere una settimana in montagna con gli amici – sulle piste, nei rifugi, distesi davanti a un camino acceso a leggere libri che non avremmo mai avuto il coraggio di affrontare in città, bere e mangiare senza regole, bruciarsi al sole, fare l’amore in silenzio, soffocando le risa – erano motivo di gioia pura, condita di luce. Ma eravamo lì. Estranei costretti dal tempo vissuto. Eravamo già memoria di noi, senza saperlo.

Non sono mai stata una che sta sul pezzo, che, attenta, osserva le metamorfosi dell’amore. Per abitudine all’abbandono coatto, ho sempre pensato che l’amore finisca quando uno dei due sparisce all’improvviso, quando scappa, perché non ha il coraggio di affrontare il cataclisma. Per abitudine familiare non se ne parla, non si argomenta la fine: si scappa, e chi s’è visto, s’è visto.

Ricordo di quella giornata la luce e il silenzio. Il sole accecante dominava il cielo terso scagliando saette di fuoco sulla neve fresca, quando ci siamo fermati a mangiare un panino, ho passato tutto il tempo a rotolarmi nella neve giocando con il cane, Giulio ci guardava con il suo bicchiere di vino rosso e il panino mezzo smoccicato da entrambi, e rideva. E anch’io ridevo. Per una comunione di conoscenza profonda che esula dall’amore, che va oltre, che diventa appartenenza. Fratellanza.

Non sono mai stata una che sta sul pezzo: ho sempre pensato che se l’altro vuole andare via non lo fermi, neppure con le catene. Non lotto per mantenere. Casomai lotto per contenere.

C’è sempre un momento, un attimo, un tempo non quantificabile, che si offre clandestino alla fine di una storia: un tratto impercettibile della sofferenza che raggiunto il culmine, sfocia nell’addio. Poi ci saranno altri tempi, altre giornate da raccontare, altri avvenimenti da rimproverare, ma quell’attimo, quel momento, noi lo percepiamo come l’assoluto finale: quello che segna il passo e che rende precario il tempo a divenire.

Tornati di nuovo in macchina, mi ritrovo a fissare le montagne che scorrono via veloci ai lati della strada. Mi sento smarrita: vorrei avere un’altra vita lontana da questa, che mi sembra una gabbia, eppure mi sembra impossibile ricostruirla, eppure mi sembra impossibile essere di nuovo altro, da quello che sono diventata in tutti questi anni.

E ricordo il mio momento, quando ho provato quella rabbia sorda, come quella dei bambini, quando si sentono traditi. Ricordo la voglia di aprire lo sportello della macchina e fuggire via, mettermi a correre per sfuggire alla paura mentre una voce cantilenante mi usciva dalla bocca, finalmente:

  • Tu me l’avevi promesso –
  • Cosa ti avevo promesso?
  • Che saremmo stati sempre insieme. Sei uno stronzo, come tutti gli altri –
  • No, io non ti avevo promesso questo, io ti avevo promesso altro –

E lo vedo allungare una mano e prendere un CD e selezionare un numero preciso e sento una musica invadere l’abitacolo di quella che è diventata la mia memoria.

E oggi posso dire che ha mantenuto la promessa. Perché è questo che diventa l’amore quando cambia faccia.

 

Annunci

Read Full Post »