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Posts Tagged ‘è solo un gioco di bambini’

11012014

-Non ti amo più. E’ una colpa questa?- lui, mentre avvicina il bicchiere alle labbra.

-No, non lo è- io, mentre accendo una sigaretta.

E’ successo tanti anni fa dopo giorni interi di rappresaglie, di angherie, strategie, finzioni, stratagemmi e colpi bassi. Poi è bastata quella semplice domanda “è una colpa questa?” più faticosa da digerire della dichiarazione di non amore perché si scontrava sulla mia rinomata capacità di tolleranza, sull’accettazione della libertà altrui, sul bisogno di essere coerenti, sempre se stessi, anche a discapito dell’altro. Anche se l’altro in quel caso ero io.

Poi, negli anni a venire, ho sentito la stessa frase al cinema, in un film tratto da un famoso libro che avevo anche letto e sono rimasta schiacciata contro la poltrona della sala, non ricordo se il film era degno del libro, non ricordo quasi niente perché è bastato quel breve dialogo a rendergli giustizia. “E’ una colpa questa?”. Si può essere colpevoli di smettere d’amare, di non provare più niente, di avere altri pensieri, di emozionarsi per un’altra persona e credere, o illudersi, che la felicità sia a portata di mano e che l’unico ostacolo sia un amore dichiarato in precedenza? Perché. Perché se la nostra vita ci appartiene e invece di condannarci a passare il resto dei nostri giorni nella fiera del possibile decidiamo di affrontarla e spesso di farci del male pur di viverla, pur di non assistere passivi e raminghi all’amore dei ragazzi su gli Champs-Elysées. Per senso di responsabilità direbbe qualcuno, per rispetto nei confronti della famiglia direbbe mia madre, ma a pensarci bene non abbiamo forse dichiarato a noi stessi, nell’adolescenza, quando ci scontravamo con il formalismo dei nostri genitori, che l’unica responsabilità nei confronti degli altri e di noi stessi e dei nostri figli sarebbe stata soltanto quella di traghettare la vita nel miglior modo possibile. Specialmente nei confronti dei figli: non vorremmo insegnar loro l’unica cosa fondamentale e necessaria, non vorremmo forse che avessero il rispetto di se stessi e non preoccuparsi di arrivare alla maturità con i voti migliori oppure di fare soldi nell’età adulta per meritare uno status invidiabile e ritrovarsi come noi, spersi, a guardare l’amore degli altri. Non vorremmo insegnar loro a essere felici? Ed essere felici non significa forse seguire l’istinto, il cuore, la pancia, il respiro, il bisogno, la necessità, l’aria, la volontà, il desiderio, la paura, la sconfitta, il dialogo interiore? L’amore quando non c’è, nelle case si sente, eh sì che si sente: striscia sui muri, lascia macchie palpabili, sembra quasi un velluto ma se ci appoggi la guancia rischi di ritrovarti un eritema, l’amore quando non c’è si adagia sui piatti, si nasconde nelle lenzuola, negli asciugamani del bagno e nelle piante di basilico, tutto ne è contaminato e i bambini toccando quegli oggetti ne resteranno intrisi e a loro volta ne contamineranno l’esistenza.

D’altro canto rivendico un’altra dichiarazione che nello specifico appartiene ai miei giorni di adesso, quando il percorso ti sembra irto di ostacoli e conosci perfettamente i tuoi limiti e sai che la salita è troppo impegnativa e che in questo momento il fermo è necessario. “Io sospendo”, questa è la mia frase. Non dice niente ma in realtà significa tutto. Significa che stai ferma a osservare e che ti tiri fuori dai giochi della vita: ti sospendi, perché in questo momento è l’unica condizione possibile per te, ed anche questo, come l’ammissione di colpevolezza nella dimensione dell’amore, richiede una clemenza, un’accettazione di rispetto, perché non è detto che si debba sempre combattere contro i mostri, non è detto che si debba sempre scavalcare le paure, a volte è necessario passare la mano e fermarsi quando si intuisce l’incapacità e la fatica di mettersi in discussione, di correre perché non c’è mai tempo, il tempo per fermarsi, quello per capire, quello per lasciare, se diventa necessario. Rivendico il mio diritto a stare ferma per guardare i ragazzi su gli Champs-Elysées che si abbracciano e si baciano e hanno sguardi silenziosi, sguardi che osservo e mi riempiono di vuoto.

E’ una colpa questa?

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