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Posts Tagged ‘fantasmi’

Oggi era la giornata delle stronzate. E l’ho capito subito. Il mal odore del disappunto lo percepisci nell’immediato, dalle prime ore del giorno. Vuoi per il mal di testa (risultato della pessima cena) che mi ha svegliato nel cuore della notte per arrampicarmi verso un salvifico Moment, vuoi per il mio mancato appuntamento dell’alba per una corsetta liberatoria lungo il mare. Ho capito subito, alle 11,30 (sveglia in-naturale), che quella cosa che mi camminava imperterrita sulla pancia non era un massaggiatore giamaicano ma il mio gatto che voleva mangiare. Mi trascino in cucina chiedendomi cosa mai potessero contenere quei frutti di mare e quel vino per frantumarmi il cervello, mentre sul mio telefono arrivano una serie di “chiamate perse”, che uno si chiede pure che se so’ perse ci sarà pure un perché!

Che faccio? Esco, non esco, vado al mare, sistemo casa, vado a comprare delle piante e ficco le mani nella terra (perché mi rilassa un casino), e intanto il tempo passa e passo anch’io e mi rimetto a letto (tanto sono libera e allora perché uno è libero: per fare quello che gli pare!) e mi riaddormento e poi il gatto (Drugo, ha un nome pure lui) mi morde i piedi perché vuole giocare, allora gli scaravento un libro addosso (L’Uomo Invisibile di Schmitt, compagno di questi giorni), ma ormai sono sveglia. E decido. Decido di fare quello che tutte le persone sane di mente evitano di fare dopo un recente trasloco: apro lo scatolone dei diari!

I MOSTRI!

Riposti in uno scantinato per vent’anni. E perdo il senso del tempo. In ginocchio continuo ad aprire e leggere lettere d’amore e di amici perduti, tenute insieme da un nastro di raso verde (e mi meraviglio per la mia delicatezza) e ancora scritti sparpagliati e fogli di carta in parte strappati che contengono pezzi della mia vita e delle persone che mi sono passate accanto. Un viaggio. Doloroso. Che mi mostra una donna che non sono io, che non sono più, e provo una grande tenerezza per quelle ingenuità e vorrei prenderla da parte, per dirle che non è così, quando leggo di quelle inutili attese, di quegli amori fantasticati. Vorrei dirle che non è tutto vero, che gli altri si prendono gioco di te, che devi mantenere le tue corazze: essere forte e dura e imperscrutabile. Ma chi sono io per dire tutto questo? Sono solo quella che gli è sopravvissuta. E sono triste nelle mie certezze.

E mentre sono lì, con i ginocchi doloranti, mi arriva una telefonata da un numero sconosciuto:

“Pronto” tono gutturale, le prime parole che pronuncio a voce alta.

“Patrizia… sei tu? Sono Franca… Franca… hai capito?”

“Oddio, vuoi farmi prendere un infarto? Sono passati vent’anni…”

“Sì, lo so ma ho bisogno di recuperarti. Sono anni che penso di chiamarti.”

Guardo la lettera che stringo tra le mani che porta la sua firma. Non ci sentiamo dalla notte dei tempi. Lei appartiene all’altra mia vita ed è arrivata oggi, qui, in questo preciso istante, mentre la sto leggendo. E questo è un segno. E ai segni ci si arrende.

Lo so che potrebbe sembrare tutto un esercizio di stile, ma invece è tutto vero. Ed è straordinario!

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