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Posts Tagged ‘Gli Innamoramenti’

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Di solito non trattengo e spesso lascio andare perché non è facile trattenere chi vuole andare via. E’ un puro esercizio di stile fine a se stesso. E nell’età adulta costa fatica: costa accettare l’errore, l’aver frainteso. E’ accettabile ma faticoso. Ti ritrovi sempre al punto di partenza e ti chiedi come puoi non aver veduto.

Stasera sono stata ad una cena sulla spiaggia, come sempre quando il caldo smorza l’estetica e tutti si riversano in mare cercando un rifugio fragoroso a un tempo lento, un tempo che si trascina via, cercando di ritrovare un eccesso adolescenziale, come quando tutto era unico, perché era unico il momento. E il bagno di notte diventa la replica del vero e autentico bagno di notte, che hai fatto quando lui ti afferrava le gambe sott’acqua e tu urlavi per finta. Tutto è sfalsato e anch’io mi sento fuori tema. Tutto quello che vivo, lo vivo con questi occhi. Spietati. E vorrei non essere quella che sono. Vorrei avere occhi di fanciulla.

Torno a casa a piedi. Duecento metri dal mare. Carpisco frasi smorzate. Frammenti di discorsi. Sono estremamente recettiva. Sarà il vino. Sarà la mia indolenza. Sarà che sono stanca e per questo ascolto. Sarà che sono stanca di questa pantomima che nell’estate si rafforza e tutti si sentono più leggeri e pronti ad accettare l’inaccettabile. Anche le fughe. Io no. Io non trattengo le persone, le lascio andare via, per sostare liberamente sul mio cuore e scardinare gli infissi e sfondare le porte e arrivare alla tenda trasparente che ci separa dalla realtà. A volta sostano. A volta fuggono via. Io non trattengo le persone, le lascio andare via, per amarezza, per solitudine e ostilità. Sono incapace di raccogliere sentimenti fasulli. Io non trattengo le persone, le lascio andare via, per non riprenderle mai più.

Questo è l’errore, […] un errore da bambini nel quale tuttavia incorrono molti adulti fino al giorno della loro morte, come se nell’intero corso della loro vita non fossero riusciti a rendersi conto del suo funzionamento e mancassero del tutto di esperienza. L’errore di credere che il presente sia per sempre, che quel che c’è in ogni istante sia definitivo, quando tutti dovremmo sapere che niente lo è, fino a che ci resta un po’ di tempo. Ci trasciniamo dietro abbastanza capovolgimenti e giri, non soltanto della sorte ma del nostro animo. Impariamo a poco a poco che quanto ci era apparso gravissimo un bel giorno ci sembrerà neutro, soltanto un fatto, soltanto un dato. Che la persona senza la quale non potevamo stare e a causa della quale non riuscivamo a dormire, senza la quale non potevamo concepire la nostra esistenza, dalle cui parole e dalla cui presenza dipendevamo giorno dopo giorno, verrà il momento in cui non ci occuperà un solo pensiero, e anche se ciò avverrà, di tanto in tanto, sarà per uno stringersi nelle spalle, e il massimo cui potrà giungere quel pensiero sarà chiedersi per un attimo: “Che ne sarà stato di lei?”, senza nessuna preoccupazione, senza neppure curiosità. Che cosa ci importa oggi del destino della nostra prima fidanzata, la cui telefonata o l’appuntamento aspettavamo con impazienza? E che ce ne importa persino del destino della penultima, se è ormai un anno che non la vediamo? Che ci importa degli amici di scuola, e di quelli dell’università, e degli altri venuti dopo, sebbene ruotassero attorno a loro lunghissimi tratti della nostra esistenza che sembrava non sarebbero finiti mai? Che cosa ci interessa di quelli che si distaccano da noi, di quelli che se ne vanno, di quelli che ci voltano le spalle e si allontanano, di quelli che lasciamo perdere e rendiamo invisibili, puri nomi che ricordiamo soltanto quando per caso tornano a giungerci all’udito, di quelli che muoiono e così ci abbandonano?

(Gli Innamoramenti –  J. Marìas)

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Justyna Kopania

Alcuni mesi or sono mi è capitato di sentirmi molto offesa per una constatazione espressa da una persona a me cara che amo e stimo molto. Costui pensa, forse a ragione, per alcuni versi, di conoscermi profondamente e mi ha accusata di essere diventata come quelle vecchie bacucche cinquantenni che confondono l’amore con l’innamoramento. Questa rivelazione, di per sé innocente, ha provocato in me un profondo scombussolamento e mi ha portato a fermarmi in un tempo morto per riflettere su questa mia presunta trasformazione. Non sono riuscita a trovare espressioni valide e concise che potessero esprimere il mio rapporto sano e malato con l’amore di quest’età matura, fino a quando non mi sono imbattuta nel libro di uno dei miei autori preferiti da cui estraggo alcuni stralci che mi hanno permesso di rispondermi .

L’Amore
“Tutti siamo imitazioni di persone che quasi mai abbiamo conosciuto, persone che non si avvicinarono o che tirarono dritto nella vita di quanti adesso amiamo, oppure che si fermarono ma si stancarono nel giro di poco tempo e sparirono senza lasciare tracce o soltanto la polvere dei passi che fuggono, o che sono morti per quelli che amammo, procurando una ferita mortale che quasi sempre finisce per richiudersi. Non possiamo pretendere di essere i primi o i preferiti, siamo soltanto quel che c’è a disposizione, i resti, il superfluo, i sopravvissuti, quel che rimane, i saldi, ed è con questo nobile poco che si costruiscono i più grandi amori e si fondano le migliori famiglie, da questo proveniamo tutti, prodotto della casualità e del conformismo, degli scarti e delle timidezze e degli insuccessi altrui, e pure così daremmo qualsiasi cosa a volte per rimanere legati a chi recuperammo un giorno da una soffitta o da una vendita all’asta, oppure ci toccò in sorte giocando a carte o che ci raccolse tra gli scarti; inverosimilmente riusciamo a convincerci dei nostri azzardati innamoramenti, e sono molti quelli che credono di vedere la mano del destino in ciò che non è altro che una riffa di paese mentre ormai agonizza l’estate… ”

L’Innamoramento
“Ci attirano molto alcune persone, ci divertono, c’incantano, ci ispirano affetto e addirittura ci inteneriscono, o ci piacciono, ci trascinano, riescono anche a renderci pazzi momentaneamente, godiamo del loro corpo o della loro compagnia o di entrambe le cose. Persino, alcune, ci diventano imprescindibili, la forza delle abitudini è immensa e finisce per supplire a quasi tutto, e al limite per sostituirlo. Può sostituire l’amore, ad esempio; ma non l’innamoramento, conviene fare distinzione tra i due, anche se si confondono non sono la stessa cosa… Quel che è molto raro è provare una debolezza, una vera debolezza per qualcuno, o che costui la produca in noi, che ci renda deboli. Questa è la cosa determinante, che ci impedisca di essere oggettivi e ci disarmi in eterno e ci faccia arrendere in tutte le contese… In generale la gente non prova questo con un adulto, né in realtà lo cerca. Non aspetta, è impaziente, è prosaica, forse neppure lo vuole perché nemmeno lo concepisce, cosicché si unisce o si sposa con il primo che gli si avvicina, non è così strano, è stata la norma per tutta la vita, vi sono quelli che pensano che l’innamoramento sia un’invenzione moderna venuta fuori dai romanzi. In tutti i casi, ormai l’abbiamo, l’invenzione, la parola e la capacità per il sentimento.”
(Javier Marìas)

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