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Posts Tagged ‘Henri Gervex’

Anche le cose più indelebili hanno una durata, come quelle che non lasciano traccia o neppure succedono, e se le possiamo prevedere, annotare o registrare o filmare, e ci circondiamo di promemoria e addirittura cerchiamo di sostituire l’accaduto con la sua mera conferma, registrazione e archiviazione, di modo che ciò che accade realmente non sia, fin dall’inizio, che il nostro annotare o registrare o filmare, nient’altro; pure in quest’infinito perfezionamento della ripetizione avremo perduto il tempo in cui davvero le cose accaddero (benché sia il tempo dell’annotazione); e mentre cerchiamo di riviverlo o riprodurlo o farlo tornare indietro e impedirgli di fuggire, un tempo diverso gli succederà, e in questo tempo, di certo, non staremo insieme né risponderemo a nessun telefono e ci mancherà il coraggio e non potremo evitare il crimine o la morte (anche senza commetterlo o esserne la causa), perché lo lasceremo trascorrere come se non ci appartenesse nel tentativo febbrile di non farci scappare e di rivivere quel che è già successo. In questo modo, ciò che vediamo e sentiamo finisce per assomigliare e addirittura diventare identico a ciò che non abbiamo visto né sentito, è solo questione di tempo, o dipende dalla nostra scomparsa. E nonostante tutto non possiamo far altro che impostare la nostra vita ad ascoltare e a vedere e a partecipare e a sapere, convinti che la nostra vita dipenda dallo stare insieme un giorno o dal rispondere a una telefonata, o dall’avere il coraggio, o dal commettere un crimine o causare una morte e sapere che è stato così. A volte ho la sensazione che niente di ciò che succede succeda davvero, poiché niente succede senza interruzione, niente persiste né persevera né si ricorda in eterno, e anche la più monotona e banale delle esistenze si annulla e nega se stessa in questa ripetizione apparente al punto che niente è niente e nessuno è nessuno che sia esistito in precedenza, e la debole ruota del mondo viene spinta da smemorati che ascoltano e vedono e sanno ciò che non si dice e non avviene e non si conosce né si può dimostrare. Ciò che avviene è identico a ciò che non avviene, ciò che scartiamo o ignoriamo identico a ciò che accettiamo o afferriamo, ciò che sperimentiamo identico a ciò che non proviamo, tuttavia la vita passa e passiamo la vita a scegliere a rifiutare a selezionare, a tracciare una linea che separi quelle cose che sono identiche e faccia della nostra storia una storia unica da ricordare e da raccontare. Impieghiamo tutta la nostra intelligenza e i nostri sensi e le nostre ansie al fine di discernere ciò che sarà uniformato, o che lo è già, e per questo siamo pieni di rimpianti e di occasioni perdute, di conferme e riaffermazioni e di occasioni sfruttate, quando l’unica certezza è che nulla si afferma e tutto si perde. O forse non c’è mai stato niente.
(J. Marías – Un cuore così bianco)

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