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Posts Tagged ‘Houellebecq’

Da lettrice e giammai da scrittrice, anche perché non oserei mai definirmi tale, mi permetto di richiamare l’attenzione sulla cosiddetta letteratura compiacente. Che significa? Molto semplice: si definisce letteratura compiacente quella che cerca, tramite il suo autore, di uniformarsi al pensiero corrente. Quella che non aspira a cercare un pensiero proprio, ma di trovare breccia nelle esperienze di vita altrui.

Gli scrittori che si adattano alla letteratura compiacente si dividono in due categorie: quelli che non sono proprio in grado di esprimere un pensiero rivoluzionario e quelli che la rivoluzione interiore la custodiscono per pigrizia oppure per operazioni di marketing. I primi barano spudoratamente, mentre gli altri non hanno la benché minima fiducia nelle capacità del lettore e pensano così di intortarlo.

Nella mia adolescenza ho avuto la fortuna di imbattermi in romanzi/saggi di scrittori che sono riusciti a fermare, anche solo a riflettere, un’ideologia, un sentimento, uno smarrimento per la vita vissuta. Scrittori capaci di trattenermi giorni interi su una pagina, leggendo e rileggendo e confrontando il mio smarrimento adolescenziale alla loro esperienza. Scrittori anche discutibili come Céline che non rispecchiava esattamente il mio processo di crescita, eppure talmente rivoluzionari nel pensiero, da indurmi a fermarmi.

Mi capitava di trovarmi in libreria e imbattermi in Stendhal Sartre Vian Kundera Yourcenar Morante Pavese Duras e quant’altri ancora, mi capitava di scontrarmi su un pensiero e su quel pensiero vagavo nelle notti insonni ricche di impazienza di vivere, quando il corpo adolescente si scontrava con il disordine della mente. Mi capitava di portare testi in classe, durante le assemblee, e passare i pomeriggi a discutere di teorie fantasiose sulla possibilità di capire cosa ci tormentava.

Ora invece, cosa c’è? Molta spazzatura. Oggi in libreria devi turarti il naso e oltrepassare, ad occhi bendati, tutte le cataste di libri all’ingresso, con lo stampino a caratteri cubitali del personaggio di turno. Regna la necessità di trovare un linguaggio comune che spinga il lettore ad acquistare il libro. Dove sono finiti quei pensatori liberi e unici che origliavano tutta la vita attorno ad un pensiero, fino a farlo diventare ossessione e che rappresentava il loro personale delirio? Spesso quell’ossessione diveniva “il pensiero” su cui generazioni a venire avrebbero tratto linfa per superarsi e ribellarsi. Forse le uniche forme di arte ancora libere dalle costrizioni di marketing, stazionano ancora nella poesia, perché gli editori ci puntano poco, e sul cinema di nicchia, che si impone ancora una libertà di espressione a discapito del botteghino.

Tempo fa, mi hanno regalato l’ultimo libro di un giornalista abbastanza conosciuto (non Vespa, ovviamente, l’avrei immediatamente cestinato), pensando di farmi cosa gradita, ed io ho pianto per l’orrore di trovarmi di fronte a tanta banalità. Pur essendo un ottimo giornalista, nulla da obiettare, ma il suo libro è intriso di nulla. Il mio ricordo è andato subito a Montanelli, che pur essendo distante mille miglia dal mio pensiero, non ho mai smesso di ascoltare.

Oggi più che mai c’è l’esigenza di un’ideologia rivoluzionaria, in qualsiasi campo, che scuota le generazioni future, oggi più che mai c’è la necessità che gli scrittori si assumano la responsabilità del proprio pensiero.

Tutte le rivoluzioni culturali sono passate attraverso la carta stampata e dove sono finiti i pensatori liberi? Perché non c’è più nessuno che ci offra un’emozione? D’amore, sociale, politica, non importa … ma un pensiero unico e non quello del mio collega della porta accanto!!

Non ci s’inventa scrittori se non si ha nulla da dire e spesso pur avendo molto da dire, si preferisce tacere e sopravvivere sull’onda del compiacimento.

E non puoi neanche manifestare questa insoddisfazione, quando credi veramente che qualcuno abbia di meglio da offrire, perché vieni immediatamente scaraventata nel regno degli stolti.

Ecco, io voglio di più, voglio avere il piacere/disgusto di scontrarmi in un pensiero, che mi lascia sveglia per notti intere a chiedermi perché non ci avevo pensato prima.

E’ chiedere troppo ad uno scrittore? Non credo. Mi sembra il minimo. Ed è per questo che mi ostino su Houellebecq, nonostante mi sia arresa alla non rivoluzione.

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