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Posts Tagged ‘luogo mistico’

stromboli

Ci sono luoghi che albergano nel cuore delle persone. Ognuno di noi ne possiede uno: può essere una città, un quartiere o addirittura una panchina. Se sei fortunato, lo scovi subito, da bambino, e ti resterà nella memoria per sempre e cercherai per sempre di tornarci e ti aiuterà nei momenti bui; se sei sfigato, come me, lo incontri nell’età adulta e passerai tutto il resto dei tuoi giorni a desiderare di andarci a vivere, sapendo di non avere più l’opportunità di farlo.

Il mio luogo è Stromboli.

Stromboli è uno di quei posti dove la vita è rallentata e segue un ritmo tutto suo governato dal Vulcano “Iddu” che guida gli umori degli isolani. Non è facile appartenere a Stromboli, devi fermare il pensiero, scrollarti di dosso tutte le infrastrutture del continente e lasciarti guidare dai suoni e dai colori senza chiederti nulla se non seguire il ritmo sonno-veglia e godere nell’esserci: in quel luogo, in quel momento, in quel preciso istante della tua vita. E’ come una medicina che ti prescrivi da sola, perché, al di là di quello che dicono gli altri, senti che ne hai bisogno.

La prima volta che sono sbarcata sull’isola ho avvertito un senso di estraneità. Non è stato un amore a prima vista. Ero con un gruppo di amici, vacanze estive, voglia di divertirsi, ricerca spasmodica di cose da fare. Mi sentivo a disagio, mi sentivo un’intrusa. Stromboli è uno di quei posti capaci di rigettarti indietro se non ti avvicini alla sua essenza. Poi sono tornata più e più volte. La volevo possedere. Nella mia arroganza ero convinta di prenderla e impossessarmene invece è stata lei a fare di me la sua nostalgia. L’ultima volta, due anni fa, sono tornata, sola, in primavera. Cercavo un posto dove ripararmi, dove curare le mie ferite e dopo aver ascoltato i vari consigli superflui su Maldive Giamaica e Cuba, ho sentito il richiamo della speranza direzione Stromboli. Non è facile raggiungerla, prima del grande esodo estivo, ne devi essere proprio convinto, ti imbarchi a Napoli con orari e giorni ben definiti e devi sperare che il tempo ti assista.

Approdo in una casetta eoliana a Ficogrande con terrazza sul mare e per venti giorni mi lascio assorbire dall’isola. Mi lascio penetrare.

Passo le mie giornate così, distesa al sole a leggere a scrivere a farmi da mangiare, aspetto tutte le mattine la “lapa” che passa con il pesce appena pescato e vado a fare colazione al bar da Ingrid seduta sulla seggiola di ferro battuto inzuppando la mia brioche nella granita al caffè. Non faccio altro. Per tutto il tempo. Tranne parlare con la signora dell’alimentare e lamentarmi che non funziona l’unico bancomat raggiungibile e sentire lei che non si scompone e mi fa credito pur non sapendo assolutamente chi io sia. Ma sono lì e sono l’unica forestiera e sorridendo mi fa capire che non posso scappare. E’ vero, non posso scappare. Il tempo si è messo negativo. Non ci avevo pensato. E questo cambia radicalmente il mio punto di vista e capisco di essere solo un nulla tra mare e vulcano che scruta il cielo. E capisco che l’isola mi possiede e che deciderà da sola quando rilasciarmi. Saranno “Iddu” e il mare a decidere per me.

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