Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘M. Kundera’

007

Ogni tanto mi capita, e allora varco degli ostacoli. Il silenzio dentro emerge dagli abissi e si pone prepotente ai margini del quotidiano, mi sommerge, fino a considerare il dialogo interiore come l’unica possibilità di confronto con il mondo esterno. Non ci sono elementi oggettivi a scatenarlo, non esistono eventi catastrofici o addirittura piacevoli novità, no, niente di tutto questo: è solo un momento sospeso, ovattato di pensiero, e per nulla delirante, ma serve a riportarmi dentro. A volte resta così talmente dentro che non riesce a esprimersi neppure con la lettura, la scrittura e neanche con una telefonata. Appare tutto fermo dall’esterno, eppure al suo interno vibra un lavorio incessante di pensieri, che rincorrono ricordi di frasi spezzate e di flash inesistenti. La notte poi, tutto prende forma, e arrivano libri dimenticati e con un’ansia febbrile mi alzo nel buio a ritrovare frasi che con solerzia passeggera, ho evidenziato, piegando pagine ingiallite.

“Mi sembra assolutamente vero che il nostro mondo, che ci sembra la superficie di tutte le cose, in realtà è il fondo di un oceano profondo: tutti i nostri alberi sono una vegetazione sottomarina, e noi siamo una misteriosa fauna sottomarina, ricoperta di squame, che si nutre di avanzi, come i gamberi. Solo di tanto in tanto l’anima risale ansando dagli abissi insondabili in cui viviamo, fino a raggiungere la superficie dell’etere, dove c’è l’aria vera. Sono convinto che l’aria che respiriamo normalmente è una specie di acqua, e che gli uomini e le donne sono una specie di pesci.

Talvolta, però, l’anima risale, si innalza estasiata nella luce come un gabbiano, dopo aver depredato le profondità sottomarine. Fa parte del nostro destino mortale, suppongo, depredare l’orribile vita subacquea dei nostri simili, nella giungla sottomarina dell’umanità. Ma fa parte del nostro destino immortale fuggire dopo aver ingoiato la preda natante, per raggiungere di nuovo l’etere luminoso, sbucando all’improvviso dalla superficie del vecchio oceano nel cuore della vera luce. Allora si comprende l’eternità della propria natura.” L’amante di Lady Chatterley di D.H.Lawrence (Uno dei libri più erotici del mondo!)

Allora chiudo fuori tutto, non c’è posto per nessuno quando varco la mia soglia: puoi beccarmi un attimo prima o un secondo dopo, ma mentre sono lì, per un periodo non quantificabile, con la gamba tesa e l’altra dritta e rigida indietro, nell’atto di saltare, beh, in quel momento non c’è spazio per nessuno. Salto le pozzanghere. Quei piccoli vortici concentrici che cercano di risucchiarmi indietro, di chiudersi sul mio presente, su tutto quello di buono che sono riuscita a costruire: salto le pozzanghere per amore di me stessa e per la paura mai finita di sprofondare nell’inganno. Che mi si perdoni per tanta sfrontatezza: quella di preservarmi dai dolori già vissuti, ma salto perché ho paura di sguazzare.  Perché ho bisogno di silenzio. Perché ho bisogno di una vita grama.

“Assaporava in quel momento la totale assenza di avventure. L’avventura è un modo per abbracciare il mondo, e lei non voleva più abbracciare il mondo. Non voleva più il mondo. Assaporava dunque la felicità di vivere senza avventure e senza desiderio di avventure. Ripensando alla sua metafora, vedeva una rosa che sfioriva con gran rapidità, come in una sequenza accelerata, finché ne rimase soltanto un gambo esile e nerastro che svaniva per riempire nell’universo bianco di quella notte: la rosa dissolta nel candore.”  L’identità di Milan Kundera.

Ma tutto questo non è compreso, non è accettabile: il silenzio è pericoloso, nasconde pensieri, improvvisazioni, guizzi di follia. Cerco quindi di mascherare e rendermi accettabile ma spesso scarto e, come un terzino di una squadra di serie C, provo a passare la palla, nella speranza che nessuno si accorga della mia presenza. Astenersi! Perché è diventato così difficile? Anche sul blog, ci sono regole da rispettare come in un condominio, e scopri che uno dei tuoi blogger preferiti si è urtato per una tua stupida battuta e allora resti sospesa, non osando commentare, e lo leggi di nascosto perché quello che scrive continua a piacerti. Perché lo avevi scelto esattamente per questo! Oppure quello che credevi un “amico virtuale” si è incazzato per il commento benevolo fatto a un suo/a nemico/a e ti ha bannato. Oppure perché con la puntualità di un orologiaio matto non leggi e commenti tutto quello che ti capita a tiro. Non lo so. Boh, ci sta pure, ma di cosa stiamo parlando? Io scrivo per me stessa, così come vivo per me stessa e così come salto le pozzanghere se non mi sento di attraversarle, poi per tutto il resto c’è il quotidiano imposto e c’è la libertà illusoria.

Così come non puoi tornare indietro in una decisione già presa e dire ancora e ancora che quella persona con cui hai vissuto una vita ti manca da morire e che  nessuno è riuscito a prendere il suo posto. Non puoi più dirlo. Avresti dovuto farlo prima, quando la tua sofferenza era accettabile, compresa e rispettabile. Ora non più. Hai superato il tempo limite, il tuo tempo di sofferenza è scaduto. Come se ci fosse un tempo per l’amore.

“Ricordo bene quella paura infantile.

Scansavo le pozzanghere,

specie quelle recenti, dopo la pioggia.

Dopotutto qualcuna poteva non avere fondo,

benché sembrasse come le altre.

Farò un passo e d’improvviso sprofonderò tutta,

comincerò a volare verso il basso

e ancora più in giù verso il basso,

verso le nuvole riflesse

e forse anche oltre.

Poi la pozzanghera si asciugherà,

si chiuderà su di me,

ed eccomi rinchiusa per sempre
dove con un grido non arrivato in superficie.

Solo in seguito ho capito:

non tutte le brutte avventure

rientrano nelle regole del mondo

e se anche lo volessero,

non possono accadere.”

 

La pozzanghera – Wislawa Szymborska

Annunci

Read Full Post »