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Posts Tagged ‘natale’

“Voglio sapere perché non mi decori. Perché devo essere l’unico albero di tutto il viale senza identità. Sono passati tre anni ormai e la situazione non migliora, ogni anno a Natale tutto lo sfavillio di luci del giardino accanto si spegne nel buio della nostra disperazione. Vorrei abbandonarti e lasciarmi morire come hanno fatto gli altri: le siepi, i fiori e perfino la magnolia, abbandonati a se stessi, alla furia delle intemperie. Sono passati tre anni ormai che ti vedo seduta sul gradino a ridosso del giardino, col tuo bicchiere di vino rosso e l’immancabile sigaretta, guardarmi muta aspettando che io muoia. Ma non ci riuscirai, perché se anch’io morissi, di te non resterebbe nulla e avresti finalmente un alibi per spegnerti completamente: io esisto per ricordare la tua vita passata, quando con i bambini ti arrampicavi sul mio tronco per sistemare le luci natalizie. Io esisto perché sono la tua memoria.”

Ecco sono impazzita, adesso mi metto pure a parlare con gli alberi. Devo smetterla di bere, tanto non serve a niente: loro sono tutti qui, sempre, mi ossessionano, mi guardano e aspettano. Che io faccia qualcosa, che ne so, che faccia una festa, che metta ghirlande sulle porte, che sorrida al nuovo anno. Loro si aspettano che io viva a dispetto di tutto, ma non si getta un cuore rattrappito, non ci sono chirurghi estetici per questo genere di cose, non puoi spianargli le rughe al cuore e i solchi del dolore. Fanculo tutti, anche tu albero del cazzo. Vuoi essere decorato? Bene, ti appenderò le foto dei miei figli, quelle dell’incidente con i pezzetti di lamiera accartocciati e i loro giochi frantumati e il disegno di Babbo Natale miracolosamente illeso. Se ci penso … Babbo Natale si è salvato: neppure Tarantino avrebbe fatto tanto. Vuoi essere decorato? Allora mi ci appenderò per il collo nella notte di Natale, così sarai contento finalmente e potrai smetterla di guardarmi con quell’aria appassita.

Lo so bambini, che vegliate come ombre sui miei giorni, lo so che organizzate trabocchetti e scherzi stupidi come accendere le luci e sollevare le coperte mentre dormo, far sbollire il latte a colazione e smarrire le mie chiavi. So che correte attorno all’albero cantando filastrocche, io vi vedo ed è solo per questo che lo lascio ancora vivere il vostro abete. Ma non mi convincerete ad addobbarlo, non c’è più nulla da festeggiare in questa casa, ficcatevelo bene in testa, voi e il vostro ramo rinsecchito.
Forse sono veramente pazza, forse questo mio mondo non esiste se sono arrivata al punto di parlare ad un albero circondato di fantasmi. Forse la mia favola di Natale che si rinnova ogni anno è un’invenzione e la mia ostinazione a barricarmi in casa, al buio, per non farvi scovare è solo la fantasia di una donna malata. Forse dovrei proprio addobbarlo questo maledetto albero con gli angioletti luminosi che ho “trovato” stamattina sulla mensola in cucina e accendere la casa, per dimostrare che tutto è tornato alla normalità.
Sì albero, forse lo farò.
“Però adesso andiamo, forza bimbi, tutti a cena, ché dopo decoriamo il nostro albero!”

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