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Posts Tagged ‘non mi dite”te l’avevo detto io”’

Ecco ci siamo. Sono quasi pronta. Tutti i miei libri sono stati impacchettati in decine di scatoloni: i miei diari, le mie stoviglie, i miei amati bicchieri da degustazione, i miei film, le foto e tutto quello che una persona riesce ad accumulare nel ciclo di una vita. Ora quasi tutto è compresso nel cartone e mi prende la sensazione di aver vissuto troppo. Non è il mio primo trasloco, l’ultimo risale a dieci anni orsono, ma ho come la sensazione che i ricordi siano moltiplicati, che la leggerezza delle volte precedenti sia svanita, tutto sembra improbabile e doloroso come una ferita provocata volontariamente che ti lascia lo stupore della riuscita. Sono io l’artefice di tutto questo, non ho fatto nulla per evitarlo e anzi ho spinto per arrivare a questo punto: perché mai le donne non si accontentano di sopravvivere all’amore, perché cercano sempre l’assoluto?! Ho chiuso porte spezzandomi le unghie ma oggi nella mia casa impacchettata vorrei solo nascondermi dentro una scatola e non affrontare la paura di una parete nuova, di un rumore notturno che non ricordo, di giorni da impilare ricostruendo un’armonia di solitudine, un equilibrio smarrito. Non ho più l’età per queste stronzate, non ci credo alle porte che si chiudono e ai portoni che si aprono: le porte si sbarrano e con esse tutto il tuo vissuto sprofonda nei ricordi. Ecco forse non ho più l’età per aggiungere altri ricordi, non ne voglio di nuovi, non voglio dover dire passeggiando per il mare “ah vedi… lì ho abitato per tanti anni… quanti ricordi”. E invece l’ho fatto di nuovo.
Odio le case prive della mia energia e con odori diversi, anche nelle camere d’albergo mi porto sempre dietro il mio profumo da spruzzare nella stanza, odio non trovare me stessa nelle cose che tocco, nei corridoi che percorro, nelle ombre dietro le finestre. In realtà ho paura. Questa volta ho veramente paura di non farcela.
Sono di nuovo sola come la prima volta che ho divorziato, ma allora avevo ventisette anni e oggi ne ho cinquanta e puoi essere figa quanto ti pare, intelligente curata ben vestita educata autonoma, ma stai sempre sulla vetta e puoi solo scendere giù, per salire non c’è più tempo.
Questa casa l’ho costruita pezzo per pezzo e lei mi guarda muta e attonita e siamo in tanti oggi in questa stanza: ci sono tutti quelli che sono passati ed entrati e usciti e fermati e divertiti e separati e disperati e allegri e ubriachi; ci sono le cene, le feste, le risate che le senti fragorose mentre sali le scale. E c’è la mia gatta di diciassette anni che è morta l’anno scorso e il mio amato cane di dodici che è morto a Settembre e c’è il nuovo gatto che ho raccolto per strada la scorsa settimana e c’è il mio uomo, soprattutto, che ho amato più di me stessa. E ci sono io che non so più chi sono. E c’è la mia vita che non mi appartiene più.

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