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Posts Tagged ‘Pigre divinità e pigra sorte’

the girl and her cat

Ogni tanto mi scappa la voglia di uomo. É una negligenza dell’umore quando s’incapriccia, quando sostituisce le vocali e si proclama amore e si rende esposto e fragile alle paure quotidiane, per poi ringalluzzirsi nelle solitudini notturne, quando al centro del letto domina un impero. Noi siamo donne, e gli altri non possono capire, come diveniamo vittime sconfitte dall’umore, che da sempre controlla il nostro istinto, dalle prime mestruazioni all’imminente menopausa, siamo sempre lì a doverci controllare, per paura che il nostro umore ci tradisca e dichiari un malessere invano soffocato. Passare la vita a combattere l’umore: questo imprevisto che ci vive dentro, che ogni tanto si scatena, s’inalbera e prende il sopravvento, e decide per istinto irrazionale che niente è più importante, e quello che volevi, adesso è altro, ma non sai cos’è. É così che diventiamo un percorso impervio, di battigia dopo una tempesta, leggiadro per chi osserva, ma faticoso a chi decide di percorrerlo. Sassi spiaggiati e levigati dal mare: ogni tanto qualcuno ci raccoglie, ci osserva e ne valuta il valore, poi decide se tenerci in una teca o ributtarci a mare. Ma a noi non importa, viviamo del valore del momento, del calore della mano non c’importa e neppure della teca di cristallo, noi siamo altrove, dove l’istinto ci guida, nella solitudine dei giorni dedicati alla memoria di noi stesse, in quello spazio di tempo dove lo spessore diventa consapevolezza. Noi siamo donne, e la paura ci governa dall’infanzia, siamo i precari della società da tempi non discussi, siamo quelle costrette a venderci per sopravvivere e a combattere su tutto: dalla lunghezza delle gonne ai matrimoni senza amore, quando il desiderio non era necessario se denari non ce n’erano. Adesso siamo libere di giocare con l’umore e con l’amore e questa diventa inconsapevole conquista, anche se risulta ancora difficile dichiararlo agli uomini: resta sempre una sorta di pudore, un sottile senso di manchevolezza, come il sentirsi perennemente folli, nei nostri sbalzi d’umore, e continuiamo a vivere come malate che devono celare ire e paturnie quali sintomi di “cattivo carattere”. Mia nonna soleva ripetere: “Quella sì, che è una brava ragazza, di buon carattere!”. Di “Buon Carattere”. Che significa? Significa muta? Sorda? Addormentata? Depressa? Che cazzo significa di Buon Carattere? Sempre mia nonna, una volta mi ha detto: “Tu hai un brutto carattere, non troverai mai un uomo che ti ami veramente. Sei troppo bella e questo non va bene”. Sentenza sputata. Non che io sia troppo bella, ma ho decisamente un carattere di merda, beh, questo è proprio vero.

Allora ogni tanto mi scappa proprio la voglia di uomo e mi succede nei momenti più stupidi, mentre sono indaffarata alla guida, sotto una pioggia incessante che scoraggerebbe chiunque; mentre cerco di accatastare dieci quintali di legna e i tronchi mi rotolano giù perché sono un’incapace e mi andrebbe di sedermi per terra e ridere a crepapelle mentre lui apre una bottiglia di vino e mi porta una sigaretta accesa. Momenti di vita vissuta. Già vissuta. Uguale. Allora mi chiedo se il nostro desiderio d’amore non sia altro che l’unione di tutto l’amore che abbiamo già visto passarci accanto. E che non sia anche quello di mia nonna, innamorata di un ragazzo tedesco in piena occupazione nazista, che non sia quello che ho sottovalutato nell’adolescenza, adesso diventato un raccoglitore di sassi, che non sia di quello che dovrà arrivare tanto simile a quanto già vissuto.

Perché l’amore, in fondo, alla mia età, non è altro che desiderio di condivisione, e nulla c’entra con l’increspatura della pelle, con il cuore che batte, con i bicchieri che si rompono. L’amore alla mia età, per noi donne, non è altro che desiderio di protezione, quando ci acchiappa la paura atavica di non bastare a noi stesse e di morire da sole in un letto troppo grande.

Nei giorni scorsi ho vissuto la paura di morire e soprattutto la paura che nessuno se ne sarebbe accorto. Ne ho parlato con una mia amica:

  • Cri’, ho paura di morire. Se mi accade, mi troveranno soltanto per la puzza del cadavere in putrefazione, come nei telefilm su Sky. –
  • Ma come ti viene in mente, dai, smettila, hai tutta la famiglia: tuo fratello, i tuoi genitori, i tuoi nipoti, noi… –
  • Sì, lo so, ma se succede di sabato…, fino a lunedì non se ne accorge nessuno –
  • Non ti preoccupare, noi ce ne accorgiamo, sei una tale rompicoglioni che di sicuro ci chiederemo che fine hai fatto. –

Ogni tanto mi scappa la voglia di uomo, quando ho paura, e di solito succede quando mi sento precaria da me stessa e non mi riconosco. Per fortuna accade raramente e i sassi, dalla battigia, sono io che li raccolgo, e non li tengo in una teca, ma li lascio girovagare per casa. Sono libera di farlo. Pur non avendo un buon carattere.

“ Amore non è vero che svolazza,

sta fermo e dorme invisibile nascosto

in caldo ripostiglio, il nostro corpo.

Ma quale sia precisamente il posto

finché sta fermo nessuno può saperlo,

quello che sceglie non è per tutti uguale.

Io certo non lo sveglio, però smania nel sonno

e so che adesso si è messo di traverso

proprio in quel punto dove mi fa male,

dietro la quarta vertebra dorsale.”

(P. Cavalli – In nessun modo mai spirituale)

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Lucia Bianchi

 

Sempre voler capire. Non si può.

Bisogna cedere, bisogna ritirarsi,

bisogna fare come fanno i gatti

quando si acquattano, i muscoli in un fremito

contratti, prima di scagliarsi verso

una qualche preda, che sia per gioco

o che sia roba seria; o quando in un ferocissimo

kabuki affrontano il rivale, e l’universo

intero allora si concentra in un assorto

e millimetrico avanzare, e poi

senza preavviso, forse perché si sta mettendo

male – la scusa  è sempre una mosca o un moscerino

che si ritrova dalle loro parti –

guardano in giro, si fingono distratti,

loro che c’entrano? mica era sul serio!

Ma chissà, forse si distraggono davvero.

(P. Cavalli)

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