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Posts Tagged ‘Tori Amos’

Rita era leggera. Non aveva specchi in casa perché preferiva immaginarsi, ho sempre pensato che fosse una posa la sua, ma con il tempo ho scoperto che davvero preferiva ricordarsi. Rita era strana e felice. Felice di se stessa. Del suo mondo immaginario.

Rita era anche la mia migliore amica, di dieci anni più giovane di me, di quelle cibo sonno chiacchiere e fidanzati: di quelle “prendi tutto di me” ché quello che è mio può diventare tuo. E mi prese alla lettera. E mi rubò via la vita.

Per cattiveria, negli anni a seguire, quando sapevo che l’avrei trovata esposta, le feci recapitare un voluminoso regalo. Uno specchio. Grande quanto un quadro di quelli finti, che servono a ricoprire le pareti. Decisamente volgare. Sono d’accordo.

E lei rispose così, con una lettera scritta a mano con un tratto sospeso, a volte sfumato:

“Ho un cuore allo specchio che non raccoglie nulla, sembra spento e batte battiti alternati a sospiri accennati. E’ il mio cuore che spinge per arrivare al silenzio e si osserva tramortito dalle troppe insolenze. Non basta l’estate. Non basta più il calore della sabbia tra le dita, alla mia età non basta più lottare, diventa un tempo di attesa, di lenta arrendevolezza ai misfatti comuni che mi lasciano tramortita sul divano inzuppato dal caldo.

Sentirsi stanchi. Sentirsi inutili. Sapendo di non riuscire a mutare le cose. Accontentarsi. Di quel lento e assoluto mistero che concede la donna alla sua figura primaria. Siamo le nostre madri e le nostre nonne: quando un uomo ci lascia nell’età adulta, ci arrendiamo, e ci scopriamo felici di dormire senza finzioni, senza seducenti archetipi, senza voluttà.

Ho ceduto il mio posto a un’altra più giovane di me. Un’altra che possiede ancora la voglia e il bisogno di credersi essenziale. A una ragazzina che ha la necessità di specchiarsi negli occhi di un uomo per scoprirsi migliore. L’ho fatto con consapevolezza e forse anche con generosità, ho visto in lei una parte di me e ho voluto crederci. Ma tutto questo gioco sotteso mi ha lasciata sfinita e ancora oggi mi chiedo se n’è valsa la pena: avrà mai capito quella ragazzina che le ho regalato un disegno di sventura, regalandole l’amore?

Ho un cuore allo specchio che osserva spietato una donnetta che si è arresa alle sue piante da balcone, al suo gatto tigrato, alle sue mutande spaiate.

Ho un cuore allo specchio, ma anche se lo specchio è il mio, di questo cuore che si riflette, non so più che farne.”

Non la vidi mai più. Ricordo che pensai alla vita spietata che aveva regalato a Rita il medesimo destino cui lei mi aveva costretto. Ricordo che pensai anche a quanto persevera l’universo sentimentale maschile, capace di sotterrare due generazioni senza colpo ferire. Ricordo che pensai. A lei. E poi smisi.

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