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Posts Tagged ‘Torno subito… forse!’

torno subito 1

Ieri leggevo un trafiletto sul giornale: “Roma blindata per il concerto dei Rolling Stones”. Al di là dall’ammirazione mai mutata per il gruppo, ho cominciato a pensare come deve sentirsi Mick Jagger ad affrontare una storia del genere e soprattutto perché. Perché un uomo di settant’anni, ricco e famoso, che non ha altro da chiedere alla vita, che ha avuto mille soddisfazioni e non di certo scaricando la frutta ai mercati generali, non riesce a fermarsi per ascoltare quello che la vita stessa ha cercato di comunicargli: sei vittima di un lutto assurdo, la donna che ti vive accanto da decenni, decide di farla finita, e ti ritrovi talmente stritolato dalla macchina del business da non riuscire neppure a concederti il lusso di fermarti. Per capire. Per soffrire. Per assolverti. Per colpevolizzarti.

Quand’è che la vita diventa così spietata da calpestare il dolore? Quando si smette di avere compassione e pena per una persona che conosci meglio di te stesso e che all’improvviso, senza lasciarti nemmeno un punto esclamativo, decide di fermarsi? E come fai a non chiederti se quel tovagliolo, messo male sulla tavola apparecchiata, poteva essere un segnale che ti è sfuggito o quella frase lasciata a metà, mentre frugava nella borsa alla ricerca di niente, avrebbe potuto salvarla se avessi avuto la pazienza di ascoltare. Come fai a non fermare il mondo per scendere da quella stupida scala di platino?

Lo so perfettamente non ho nessun diritto di puntare il dito ma resto interdetta quando assisto allo scempio dell’uomo che ha perso la misura del suo tempo e che non è più un uomo libero: libero di dire basta, sono stanco, questo è troppo anche per me. E non ci credo a quelli che sostengono che la vita deve andare avanti per forza e che forse su quel palco, a fare quello che sa fare meglio, riesce a non pensarci: è proprio questo che contesto, quando la smetteremo con la ricerca forzata del benessere a tutti i costi, tanto da non riuscire a smontare tutto e rifugiarci davanti al mare, seduti su una pietra, a chiederci chi siamo diventati. Che cosa deve accadere di peggio. Qual è il nostro limite!

<Fatti una domanda e datti una risposta> dice sempre un mio caro amico quando mi sento fuori fase e non so che pesci pigliare, ed io non smetterò mai di ringraziarlo per tanta banale saggezza.

Come quando decidi di attraversare la città per arrivare proprio in quel negozio, l’unico che ha i veri capperi di Salina, ti butti nel traffico del sabato pomeriggio, smadonni diverse volte chiedendoti chi te l’ha fatto fare, parcheggi a tre isolati di distanza, cammini a passo veloce come chi sa bene cosa vuole, arrivi trafelata davanti al negozio e cosa trovi? Un bel “Torno subito”! Come quelli di una volta. Come quelli che si usavano nei paesi dell’entroterra: “Torno subito”! E cominci immediatamente a cercare di quantificare il “Torno Subito”, e cerchi di metterti nella testa del negoziante per capire cosa intende: se ti conviene aspettare fuori, fumandoti una sigaretta, oppure sbrigare qualche commissione lì intorno. E intanto il tempo passa e il Torno Subito non torna. Già se ci fosse stato un “… forse” avresti avuto più chance, perché un “forse” implica di per sé la decisione di non tornare, ma un semplice e innocuo “Torno Subito” non significa proprio niente. A volte un “Torno Subito” ha il valore dell’attesa e della mancata certezza. Ma può essere una soluzione niente male per prendere tempo. Un po’ come i “fermiamoci un po’, ho bisogno di riflettere” che tutte le donne del mondo hanno dovuto digerire prima o poi nella vita: spesso equivale a un addio, ma fino alla fine ci speri.

Certo non voglio paragonare un suicidio a un Torno Subito di un venditore di capperi, ma è il concetto che mi stimola, l’espressione di libertà che esso si trascina: per assurdo il venditore di capperi che probabilmente non ha una lira, con un mutuo sulle spalle e i creditori che lo rincorrono dietro l’angolo, è più libero di Mick Jagger che può campare altre due generazioni col suo denaro e soprattutto che, guardando alla sua vita, può definirsi un vincente perché è riuscito a esprimere se stesso a tutto tondo.

Come quando continui, solo per abitudine, a fare le cose che hai iniziato per gioco o per necessità, come interagire in un blog, ma poi, pian piano, scopri che le cose sono cambiate: cominci a seguire solo un paio di blogger e per gli altri non hai la pazienza di immedesimarti, poi alcuni sono spariti, altri ridimensionati. E ogni volta ti chiedi se quello che vuoi dire, vuoi dirlo veramente, invece di tenertelo stretto nella mente. Se questo bisogno iniziale di buttare tutto fuori non stia disperdendo la tua capacità di assorbire: se la tua essenza stia sfuggendo volontariamente al bisogno di farsi carta carbone, per riportare su un foglio nuovo da custodire tutto quello che ti passa per la testa. Percepisci il cambiamento ma non sai tradurlo, sono solo sensazioni, assenze sempre più prolungate, mancate partecipazioni. Ma non ne sei sicura. Allora forse un “Torno Subito” ci sta a pennello e come ha detto il venditore di capperi:

“Signo’ è tanto che aspettate? Eh lo so, ma ogni tanto la vita chiama, eppoi lo so, che chi mi vuole bene veramente, prima o poi ritorna”.

“Ma non ha paura di perdere i clienti?” chiedo esterrefatta, più dal caldo che dal negoziante.

“Signò, i clienti se mi vogliono mi aspettano e che pure io c’ho le cose mie”.

Chapeau!

Il libro di questi giorni:

“Ci sono persone che riescono, con una specie di forza selvaggia e primitiva, a succhiare ogni vita dall’ambiente che li circonda, come nella giungla certe liane sottraggono ai grandi alberi l’umidità e le sostanze nutritive del terreno anche a centinaia di metri di distanza. É questa la loro legge, la loro peculiarità. Non sono maligne, semplicemente sono fatte così… Con una persona cattiva si può sempre discutere, forse anche riuscire a placarne l’ira, a sciogliere nella sua anima ciò che la fa soffrire, inducendola a cercare vendetta nei confronti degli altri, o della vita. Sono le persone più fortunate… Ma esistono tipi diversi, le nature rampicanti, che non sono malvagie, semplicemente si abbarbicano con la loro sete ostinata e micidiale a ciò che trovano intorno assorbendone ogni energia vitale. É un destino barbaro e primitivo il loro. É raro incontrare tra gli uomini elementi simili… Sono più frequenti tra le donne. La forza che emanano neutralizza anche le anime più resistenti”.

La donna giusta – Sándor Márai

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