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Posts Tagged ‘Wislawa Szymborska’

al di la

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D’altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino niente affatto.

Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall’alto
Sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.

(W. Szymborska)

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ehopper

Sono entrambi convinti

che un sentimento improvviso li unì.

E’ una bella certezza

ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono

che non sia mai successo nulla fra loro.

Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi

dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro

se non ricordano –

una volta un faccia a faccia

forse in una porta girevole?

uno “scusi” nella ressa?

un “ha sbagliato numero” nella cornetta?

– ma conosco la risposta.

No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere

che già da parecchio

il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto

a mutarsi per loro in destino,

li avvicinava, li allontanava,

gli tagliava la strada

e soffocando un risolino

si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,

che importa se indecifrabili.

Forse tre anni fa

o il martedì scorso

una fogliolina volò via

da una spalla a un’altra?

Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.

Chissà, era forse già la palla

tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli

su cui anzitempo

un tocco si posava sopra un tocco.

Valigie accostate nel deposito bagagli.

Una notte, forse,

lo stesso sogno,

subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti

è solo un seguito

e il libro degli eventi

è sempre aperto a metà.

(W. Szymborska)

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Ci sono cataloghi di cataloghi.

Poesie su poesie.

Ci sono drammi su attori recitati da attori.

Lettere in risposta a lettere.

Parole che spiegano parole.

Cervelli impegnati a studiare il cervello.

Ci sono tristezze contagiose come il riso.

Carte nate da carte macerate.

Sguardi veduti.

Casi declinati da casi.

Fiumi grandi per il copioso contributo di piccoli.

Foreste infestate da foreste.

Macchine destinate a produrre macchine.

Sogni che all’improvviso ci destano da sogni.

Una salute di ferro necessaria a riacquistare la salute.

Scale che portano giù come portano su.

Occhiali per cercare occhiali.

L’inspirazione e l’espirazione del respiro.

E ci sia anche, almeno di tanto in tanto,

l’odio dell’odio.

Perché alla fin fine

c’è l’ignoranza dell’ignoranza

E mani ingaggiate per lavarsene le mani.

 (W.Szymborska)

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