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Posts Tagged ‘l’assenza’

Oggi mordevo

un labbro

per l’attesa

era il mio di

labbro

quello inferiore

quello più indifeso.

Ho cominciato

lento il rosicchiare lento

e più l’attesa

si faceva attesa

e più penetravo la carne

con gli incisivi larghi e prepotenti.

A volte mi aiutavo

con un dito

cercando di spingere

l’offerta al sacrificio

altre giocavo

d’improvvisazione

di finta distrazione

per colpire netto e non lasciar la presa.

Era un gioco del corpo

per non sfoggiar tempesta.

Era un gioco di testa

per non mostrar la resa.

 

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Di solito non trattengo e spesso lascio andare perché non è facile trattenere chi vuole andare via. E’ un puro esercizio di stile fine a se stesso. E nell’età adulta costa fatica: costa accettare l’errore, l’aver frainteso. E’ accettabile ma faticoso. Ti ritrovi sempre al punto di partenza e ti chiedi come puoi non aver veduto.

Stasera sono stata ad una cena sulla spiaggia, come sempre quando il caldo smorza l’estetica e tutti si riversano in mare cercando un rifugio fragoroso a un tempo lento, un tempo che si trascina via, cercando di ritrovare un eccesso adolescenziale, come quando tutto era unico, perché era unico il momento. E il bagno di notte diventa la replica del vero e autentico bagno di notte, che hai fatto quando lui ti afferrava le gambe sott’acqua e tu urlavi per finta. Tutto è sfalsato e anch’io mi sento fuori tema. Tutto quello che vivo, lo vivo con questi occhi. Spietati. E vorrei non essere quella che sono. Vorrei avere occhi di fanciulla.

Torno a casa a piedi. Duecento metri dal mare. Carpisco frasi smorzate. Frammenti di discorsi. Sono estremamente recettiva. Sarà il vino. Sarà la mia indolenza. Sarà che sono stanca e per questo ascolto. Sarà che sono stanca di questa pantomima che nell’estate si rafforza e tutti si sentono più leggeri e pronti ad accettare l’inaccettabile. Anche le fughe. Io no. Io non trattengo le persone, le lascio andare via, per sostare liberamente sul mio cuore e scardinare gli infissi e sfondare le porte e arrivare alla tenda trasparente che ci separa dalla realtà. A volta sostano. A volta fuggono via. Io non trattengo le persone, le lascio andare via, per amarezza, per solitudine e ostilità. Sono incapace di raccogliere sentimenti fasulli. Io non trattengo le persone, le lascio andare via, per non riprenderle mai più.

Questo è l’errore, […] un errore da bambini nel quale tuttavia incorrono molti adulti fino al giorno della loro morte, come se nell’intero corso della loro vita non fossero riusciti a rendersi conto del suo funzionamento e mancassero del tutto di esperienza. L’errore di credere che il presente sia per sempre, che quel che c’è in ogni istante sia definitivo, quando tutti dovremmo sapere che niente lo è, fino a che ci resta un po’ di tempo. Ci trasciniamo dietro abbastanza capovolgimenti e giri, non soltanto della sorte ma del nostro animo. Impariamo a poco a poco che quanto ci era apparso gravissimo un bel giorno ci sembrerà neutro, soltanto un fatto, soltanto un dato. Che la persona senza la quale non potevamo stare e a causa della quale non riuscivamo a dormire, senza la quale non potevamo concepire la nostra esistenza, dalle cui parole e dalla cui presenza dipendevamo giorno dopo giorno, verrà il momento in cui non ci occuperà un solo pensiero, e anche se ciò avverrà, di tanto in tanto, sarà per uno stringersi nelle spalle, e il massimo cui potrà giungere quel pensiero sarà chiedersi per un attimo: “Che ne sarà stato di lei?”, senza nessuna preoccupazione, senza neppure curiosità. Che cosa ci importa oggi del destino della nostra prima fidanzata, la cui telefonata o l’appuntamento aspettavamo con impazienza? E che ce ne importa persino del destino della penultima, se è ormai un anno che non la vediamo? Che ci importa degli amici di scuola, e di quelli dell’università, e degli altri venuti dopo, sebbene ruotassero attorno a loro lunghissimi tratti della nostra esistenza che sembrava non sarebbero finiti mai? Che cosa ci interessa di quelli che si distaccano da noi, di quelli che se ne vanno, di quelli che ci voltano le spalle e si allontanano, di quelli che lasciamo perdere e rendiamo invisibili, puri nomi che ricordiamo soltanto quando per caso tornano a giungerci all’udito, di quelli che muoiono e così ci abbandonano?

(Gli Innamoramenti –  J. Marìas)

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