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Posts Tagged ‘Simone de Beauvoir’

Nel primo pomeriggio con la santa pazienza che si richiede a un essere umano nel periodo di delirio consumistico prenatalizio, mi trascino, scansando uomini animali e automobili, presso la mia libreria di riferimento per il solito consueto liberatorio economico e schifato regalo natalizio. Entro decisa con approccio post bellico: un po’ affannata e piuttosto annoiata, per sottolineare a me stessa la differenza evidente con la tipa impellicciata e sommersa dalle shopper firmate che si aggira spaurita come una dodicenne alla prima di un film porno. Faccio una gincana tra i libri di Vespa e quelli della Parodi (ci sarà pure un motivo se l’hanno messi insieme!), sorpasso le ultime novità, cerco di non farmi attrarre dall’ennesimo moleskine, scavalco un ragazzo nella sezione fantascienza e approdo felice nel padiglione letteratura, disposto in ordine alfabetico. So perfettamente cosa cerco, non entro mai a casaccio, fa parte della mia natura: anche se devo comprare un salame, so perfettamente che odio il milano e preferisco l’ungherese! In questo caso devo acquistare un vecchio libro che servirà a una mia amica per superare questo periodo in cui ha bisogno di parole cui credere. I libri servono per guarire e donarli significa regalare un salvavita usato e certificato da te stessa. E comincio… A…B…C…D la D mi serve la D: De Carlo, De Silva, De Luca, Dunne, no, non ci siamo. Provo con la B: Baricco, Benni, Brown, no, neppure qui ci siamo. Forse con la S… impossibile mi rifiuto pure di pensarlo. Infelice e sconcertata mi decido ad affrontare il capannello di gente in fila davanti alla postazione del computer, dove un’allucinata commessa cerca di allacciare il cervello per quella che rappresenta la peggiore giornata della sua vita; arrivo finalmente dopo aver ascoltato dalla bocca di due signore alle mie spalle tutti i presunti tradimenti di Giacomo nei confronti di Annalisa, invitati al cenone di fine anno e ignari della presenza dell’amante di Giacomo. Finalmente mi tocca, mi pianto, oramai allo stremo, davanti alla fanciulla per dirle:

“Cercavo Una Morte Dolcissima di Simone de Beauvoir, può dirmi, dove trovarlo?”

Lei mi guarda attonita e sbarra gli occhi. Mi giro, penso stia accadendo qualcosa alle mie spalle, forse è arrivato Giacomo, ha sentito le signore e si è incazzato come una stufa… ma niente di niente… la commessa guarda solo me con gli occhi sgranati! Penso: oddio che ho detto… forse ho sbagliato la pronuncia…!!

“Simone de Beauvoir…” ripete lei come una cantilena e si affretta a digitare sul computer.

“Mi spiace, non abbiamo niente di quest’autrice. Se vuole, possiamo cercare di ordinarlo, anche se vedo che è fuori produzione”.

“Che significa fuori produzione?!” rispondo sgomenta.

“Che non ne fanno più di ristampe” risponde lei felice di sapere qualcosa senza l’ausilio del computer.

Non rispondo nulla. Mi giro scavalco le sostenitrici di Giacomo, urto contro i manuali di sopravvivenza allo stress ed esco con l’amaro in bocca. “Non ne fanno più”… non mi esce dalla testa, anche la de Beauvoir è diventata un vintage. Incredibile! E come una vecchia signora mi chiedo dove andremo a finire se un ragazzo non s’imbatte in libreria in un testo come questo, di cosa nutriremo questa generazione: con i “Cotto e mangiato” della Parodi?!

Tornata a casa inforco gli occhiali e comincio a seguire il mio personale ordine alfabetico della libreria e trovo subito: I Mandarini, Memorie di una ragazza perbene, Una donna spezzata, Una morte dolcissima. Quest’ultimo con le pagine ingiallite, edizioni Einaudi Lire 14.000 ha un segno nella pagina 43 che riporto:

“Pensare contro se stessi, è spesso fecondo; ma per mia madre, era un’altra storia: essa ha vissuto contro se stessa. Ricca di bramosie, consumò ogni sua energia a soffocarle, subendo nella collera questo rinnegamento. Durante l’infanzia, le avevano compresso e cuore e mente sotto una bardatura di principi e di veti. Le insegnarono a stringere da sola e ben serrate le proprie cinghie. Sussisteva in lei una donna di sangue e di fuoco: ma contraffatta, mutilata, estranea a se stessa.”

Ecco, è tutto qui… ma non ne fanno più!

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Non ipotecare il futuro. Facile a dire. Lo vedevo, il futuro. Si estendeva davanti a me a perdita d’occhio, piatto, nudo. Non un progetto, non un desiderio. Non avrei scritto più. E allora, che cosa avrei fatto? Che vuoto, dentro di me, attorno a me. Inutile. I greci chiamavano i loro vecchi “mosconi”. “Inutile moscone”, si dice Ecuba nelle Troiane. Sono io. Sono rimasta folgorata. Mi domandavo come si possa riuscire ancora a vivere quando da se stessi non si spera più niente.

(S. de Beauvoir)

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